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Fitness da sballo in 20 minuti, è il trend del momento

Muscoli sotto sforzo tramite elettro stimolazione. Una “palestra condensata”, destinata a chi ha poco tempo o non ha voglia di frequentare le strutture tradizionali. Il fenomeno divide gli esperti.

Venti minuti di sforzo fisico intenso, con elettro stimolazioni che allenano il corpo. Lo chiamano EMS (electric muscle stimulation), o elettro fitness, e rappresenta la moda del momento.

La “palestra condensata”. Per chi non ha tempo per seguire allenamenti più regolari. Per chi è sommerso da altri impegni, ma vuole comunque mantenersi in forma. «Una seduta di 20 minuti – sostiene Mauro Quattrociocchi, personal trainer di Fit Lab 2.0, a Lugano, una delle palestre ticinesi che si è dotata del sistema – equivale a tre allenamenti in palestra. Tramite elettro stimolazione, vengono mossi 300 muscoli in contemporanea».

Casse malati – Grassi bruciati velocemente. Muscoli rassodati. Via la cellulite. È davvero così? In alcuni casi, e solo per chi ha la complementare, l’elettro fitness è rimborsabile dalle casse malati. E c’è chi giura di avere perso 25 chili in pochi mesi, praticandolo. Gli esperti, tuttavia, si dividono. «Questo sistema – dice Gian Antonio Romano, medico dello sport presso l’Ente Ospedaliero Cantonale – non sostituirà mai un allenamento tradizionale, fatto sul terreno. È una moda, e come tale va presa con le pinze. Le cure miracolose, in questo ambito, non esistono».

Chiarezza – «La realtà – spiega Jürg Heim, delegato per la Svizzera italiana della Federazione Svizzera dei Centri fitness e di Salute – è che l'elettro fitness è valido soprattutto se accompagnato ad altre attività fisiche. L’istruttore, per questioni etiche, lo deve mettere subito in chiaro. Alcuni slogan, purtroppo, fanno pensare che basti fare una seduta di elettro fitness a settimana per risolvere ogni tipo di problema. Occorrerebbe, ad esempio, abbinare un cambio di abitudini alimentari».

Il passato del cliente – «Non è solo una questione di perdita di peso – illustra Quattrociocchi –. Ma anche di tono muscolare. Da noi arrivano anche gli sportivi d’élite per migliorare le proprie prestazioni atletiche. Senza contare la prevenzione per la salute. I risultati, se c’è la costanza, sono evidenti». «La maggior parte degli istruttori lavora bene – aggiunge Heim –. Il problema subentra quando qualcuno vuole solo vendere l’abbonamento e non si preoccupa, ad esempio, del passato del cliente. Se uno è cardiopatico, o ha avuto un tumore, l’elettro fitness lo deve evitare. Così come in presenza di altri disturbi».

Anamnesi obbligatoria – Ci sono anche persone talmente sedentarie da non riuscire a sopportare l’enorme produzione di acido lattico dovuta all’elettro stimolazione. «Ecco perché – puntualizza Heim – l’istruttore dovrebbe sempre fare un’anamnesi completa del cliente prima di fargli fare un allenamento e sottoscrivere un accordo. Nella Svizzera italiana attualmente sono circa una decina le palestre a essersi dotate di questa tecnologia, con però apparecchiature che si differenziano molto l'una dall'altra. L'efficacia dell'EMS è dimostrata da decenni anche in riabilitazione, ma esistono macchinari e metodi molto differenti. Alcuni stimolano tutta la muscolatura del corpo in una sola volta. Altri solo distretti muscolari specifici».

Stimolazione elettrica – Ma non è pericoloso, per il corpo, ricevere elettro stimolazioni per un lasso temporale di diversi minuti? «No. Sono proprio queste a fare lavorare maggiormente i muscoli che vogliamo modellare, adattando frequenza e intensità alla singola persona», ammette Quattrociocchi. «Bisogna però fare attenzione – ammonisce Romano –. Non tutte le persone le gradiscono. Di pericoli reali per il nostro corpo non ce ne sono. L’elettro stimolazione, del resto, ha origini piuttosto lontane. Non si tratta di una novità assoluta. La questione è legata ai limiti di sopportazione. L’intensità va rigorosamente adattata alla singola persona. Soprattutto in questo periodo pre estivo, c’è chi magari ha la fretta di rimettersi in forma al più presto ed è pronto a tutto per farlo. Ognuno di noi deve essere in grado di capire qual è il proprio limite».

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